riposare. questa azione sconosciuta. anche quando alle porte del collasso fisico. finisco per dormire quello che mi sembra un'eternità. ancora una volta apro gli occhi. ancora una volta. è doloroso. anche se il mio corpo è riposato. è il cervello a non trovare pace. mi sto aggrappando al bordo di un precipizio. bordo. frastagliato. acuminato. tagliente. una lama. mille coltelli. nelle mie mani. bruciore. rosso. mi cola sulle braccia. davanti allo schermo del computer. vorrei urlare. al massimo mi si inumidiscono gli occhi. esco da lavoro. mi alleno. mi guardo allo specchio. vorrei urlare. distolgo lo sguardo. cerco di interrompere il filo conduttore. di questo dolore sordo. a volte. è di più. a volte. è meno. una ferita che guarisce. e si lacera di nuovo. guardo il mio bicchiere di birra. guardo gli altri. il mio interlocutore. vorrei urlare. a volte il dolore è tale che si mangia le parole che mi vengono dette. ho le orecchie tappate. in isolamento. non riesco a uscirne. una culla. una tagliola. più mi sforzo. più mi dimeno. più sanguino. non lo vedi. questo rosso. vi sono immersa. una sirena radioattiva. rabbia. come un fuoco. e poi. poi dolore ancora. apatia. un range di sentimenti negativi ampissmo. un range di sentimenti positivi quasi inesistenti. mi manca l'allennamento per quello. mi alleno in qualsiasi altra cosa. ma quando si tratta di sentimenti luminosi non li voglio. nemmeno provare. ogni tanto ci rifletto. boccheggiando per la rabbia. fumo. come una ciminiera nucleare. eppure non brucio mai davvero. per quanto provo a consumarmi. ancora. e ancora. e ancora una volta apro gli occhi. è doloroso anche se il mio corpo è riposato. è il cervello a non trovare pace.
giovedì 11 marzo 2021
martedì 23 febbraio 2021
onde. picchi. massimi. minimi. su. giù. valli sempre più vaste e profonde. sommerse completamente. cerco di correre nell'acqua. rallentata. sembre quasi immobile. voglio salire sulla vetta successiva. guardare la vita dall'alto. e pensare tutto sommato. me la cavo. tutto sommato. ci sono mille strade davanti a me. un mare vastissimo. c'è di peggio. ma anche. onde più alte di quelle cui salgo in cima. valli meno ampie di quelle che attraverso. trattenendo il respiro. sono viola in viso. mi impegno così tanto. ma non riesco a scrollarmi di dosso la stanchezza. non riesco nemmeno a fermarmi. come si fa a cavalcare un onda di catrame. come faccio a salirci in cima. perchè camminpo sotto acqua. un opera surrealista. una vita che è un collage di meccanismi. che hanno funzionato in passato. che hanno funzionato per altri. che hanno funzionato in un libro o un film. li provo tutti. all in. cosa ho da perdere. quando non capisco nemmeno quello che ho. quando non capisco nemmeno quello che mi manca. una ferita in mezzo al cervello. che scende. una ferita che si apre verso il cuore. una nuvola di sangue. invisibile. ma presente. la sento tutta. la visione rossa mentre chiacchero con le persone. questa continua esplosione. sanguinamento. mi fanno male le orecchie. scusa. non ti stavo ascoltando dicevi. faccio di tutto per guardare altrove. mentre trattengo il respiro sott'acqua. cerco di muovermi. più velocemente. aria. dove è. sto soffocando. non mi arrendo. mi spingo avanti ancora. piangendo. cos'hai. niente. no non è vero. ho male. ho male. ho. male. voglio solo che smetta. non so che medicinale versarmi addosso. non so che principio attivo potrebbe aiutarmi. so solo che non mi piace questo mare. che vorrei strapparmi gli occhi. tutti i sensi. perdere il corpo. questo corpo stanco. non voglio essere un essere umano. soprattutto. una donna. vorrei eliminare tutto di me. eppure ancora. ancora. onde. picchi. massimi. minimi. su. giù. senza fiato. solo una forza che non capisco. che mi fa tenere duro sempre. guardami. totalmente in pezzi. eppure poche cose potrebbero distruggermi. o meglio. mi distrugge tutto. in pezzi sempre più piccoli. frammenti. schegge di vetro luminose. potrei accecarti non mi guardare. ma stanno ancora tutti assieme. i pezzi. magia. questa vita disperata.
mercoledì 20 gennaio 2021
è come se il tempo fosse modulato. setacciato. ristretto. e allo stesso tempo. dilatato. sto in piedi per la strada. mentre sul mio viso cadono gocce di pioggia finissima. occhi chiusi. è buio. è inverno. fa buio presto. fa buio a lungo. ho freddo. alla luce dei lampioni. apro gli occhi. la zona industriale sgombera. il mio regno. e quello degli spacciatori. luci al neon in lontananza. degli esercizi commerciali. sempre aperti. anche in questi tempi. tempi di disgrazie intense. di incertezze sovrane. di isolamento. mi sfreccia affianco una pattuglia. luci blu. stato di controllo. mi sento sempre nauseata. in tensione. non riesco a rilassare le spalle. se mi lasciassi tutto questo alle spalle. che fine farò. quali terre inesplorate potrei percorrere. e cosa perderò. magari per sempre. le possibilità sono strade buie. eppure mi piacerebbe percorrerle tutte. in lacrime. logorata da mille cambiamenti. in cerca di una stabilità che non riesco a trovare stando ferma. forse un secondo di equilibrio in uno scenario in continua evoluzione. continuo sconvolgimento. una centrifuga. un centro di rotazione. io. potrei provarlo. vorrei non camminare su una fune. sempre in bilico. le spalle tese. sempre esausta. avanzare lentamente. voglio provare a correre. voglio provare a cambiare. qualcosa. per cambiare me stessa. potrei precipitare giù nel buio. una vita in caduta libera. in un mondo che crolla a pezzi. forse sarebbe comunque appropriato. mi schianterò. o no. per ora non riesco a muovere nemmeno un passo. as occhi chiusi. inspiro l'aria umida di pioggia.
apro gli occhi. la zona industriale sgombera. il mio regno. e quello degli spacciatori. luci al neon in lontananza. tempi di disgrazie intense. di incertezze sovrane. di isolamento. e tutti stiamo cadendo a pezzi. qualsiasi cosa scelga. anche il mondo sta crollando. crollerò anche io. infinite volte. sarà assicurata una cascata di lacrime. piange anche il cielo. quale strada sarà la mia via crucis. spero solo di scegliere quella più soddisfacente. nella disperazione. nella distruzione. voglio brillare fino alla fine. anche se fosse di bagliori radioattivi. del mio cuore nucleare sono la scoria.
mercoledì 6 gennaio 2021
mi sento sul bordo di un precipizio. dal fondo. con un solo occhio mi fissa una verità. non la guardo. mi fa venire le vertigini. e poi fosse l'unica verità. ne farò a meno mi dico. posso procedere lo stesso. anche se a qualcosa non do voce. mi sento sul bordo di un precipizio. ma sono sul mio letto. sotto al mio letto. quella verità. ha il suo occhio aperto. aspetta. mi prenderà per sfinimento. come i cacciatori esperti con le prede. come fa con me ogni pensiero pesante. ogni verità scomoda. che cerco di seppellire. mi segue. mi pedina. sento il suo fiato sul collo mentre aspetto il semaforo diventi verdi. quando quello rosso segna ancora un secondo. scatto. a piedi. in bici. in macchina. voglio allontanarmi dai miei stessi pensieri che maturano. non voglio mi avvelenino. non voglio vedere sempre con chiarezza. quello che è vero. in quell'istante. la verità spinge a riarrangiare le cose. cambiarle se serve. faticare per ritrovare un equilibrio. ancora. e ancora. e ancora. nulla è statico. e io sono senza fiato. vorrei riposare. ma qui cambia tutto. costantemente. sabbie mobili. di colpo mi hanno inghiottito fino al ginocchio. non posso stare ferma. devo cambiare. sento l'impeto di strapparmi la pelle. come fosse una crisalide. rinascere. l'ennesimo aborto. di una realtà meschina. le verità sono coltelli. mi guardano con un solo occhio. tante sono già conficcate nella mia schiena. ormai ne ho preso atto. le ho lasciate infilarsi dentro di me. le ho accolte. fatte mie. alcune mi hanno infilzato più dolorosamente di altre. quelle che non volevo sentire. quelle che non volevo ammettere. mentre guardo con la coda dell'occhio giù dal precipizio. come se sbirciare non fosse vedere davvero. mi sporgo dal bordo del letto. lascio scivolare il corpo. i capelli toccano il pavimento. gli occhi socchiusi appena. voglio vedere. come sempre sono ansiosa di capire. quale altro mostro mi sta inseguendo. e sfinita dalla fuga. accendo la luce. il precipizio è profondissimo. là in fondo. quell'occhio mi guarda. là nella polvere sotto il letto. incontro il suo sguardo. e si illumina di colpo. una stanza anche nella mia testa. ti sei persa nicole. stai affogando. ancora una volta. hai un'amnesia su come si nuota. annaspi. solo perchè non accetti. che hai sbagliato. passo. dopo passo. senza rendertene conto sei tornata sulla stessa strada. sei senza confini ora. senza difese. quanto ancora vuoi cancellarti. quanto ancora seguirai questo sentiero. ti stai espandendo. ma ora è troppo. ti stai espandendo. fino a perdere i bordi. come un acquerello su cui viene aggiunta troppa acqua. sbiadita. scolorita. senza un contorno. scialba e senza sapore. non hai mai imparato a difenderti. per quanto ti piaccia attaccare. potresti venire distrutta. stai giocando con il fuoco. e non hai nemmeno un goccio d'acqua. chiudo gli occhi. lo sapevo già. e l'unica vera consapevolezza che mi da tutto questo è ancora diversa in realtà. e non so nemmeno se faccia. più o meno. male. mi ero mai ritrovata. si. no. non lo so. so solo che probabilmente di me. alla fine. non so niente.
lunedì 28 dicembre 2020
aria. spazio aperto. gelido inverno. aria. spazio aperto. vento freddissimo. aria. spazio aperto. cielo buio. stelle sparse. nei miei occhi. aria spazio aperto. fa luce il mio cuore. crepuscolo. mi vedi nel buio. sospesa. aria spazio aperto. voglio staccare la spina. rimanere qua. dentro il mio spazio. ancora un attimo. mi fa male la testa. è bollente. aspetta. ho il fiato rotto. non posso correre. vorrei solo ancora un momento. per rimettere ordine. sono un essere meschino. aria. spazio. vorrei allontanarmi da me stessa. guardarmi da distantissimo. come un astronauta guarda la terra da un oblò. quella è casa. e è orribile. sempre più. paura. forse se riuscissi a uscire da me. abbastanza. avrei il terrore di riavvicinarmi. mi guardo. velenosa. non voglio più niente. in realtà. a volte si. ancora. la luminescenza del mio cuore. indica delle vie. delle strade. lungo le quali fioriscono. desideri. sogni. come piante di bella donna. avvelenano ogni passo. fa tutto male. fa tutto paura. piango. vorrei mi stringessi. fa male. esistere sui bordi di ferite aperte. chissà da quando. non mi rimargino mai. non riesco a allontanarmi dal dolore. non riesco a uscire da me. aria. spazio aperto. mi trascino. sentendo tutto il peso. di questo cuore. luminescente si. ma radioattivo. aria. spazio aperto. la lontananza dolorosa. aria. spazio aperto. ho il terrore. calma. respirazione. freddo. aria. spazio aperto. dammi un attimo. ancora un attimo. e tornerò a trascinarmi. su queste strade infette di fiori. sogni. speranze. che sbocciano. lungo il sentiero. cerco di non guardarli. sono fiori velenosi. oppure finti. solo un trucco. non li voglio nemmeno vedere. voglio procedere. trascinando il mio cuore. con me. riprenderò fiato in un altro momento. dove troverò. aria. spazio aperto. non far caso alle mie lacrime. sono insensate. velenose. come il mio cuore radiattivo. aria. spazio aperto. gelido inverno. nel buio. tutte le stelle le ho messe nei miei occhi. cercando una via d'uscita. ho visto solo meglio. che essere meschino sono. come fai a amarmi.
venerdì 18 dicembre 2020
pioggia. il cielo coperto. i campi ricoperti di una sottile nebbiolina. come se le nuvole si stirassero fino a terra. gocciolando. lentamente. come miele che scende da un cucchiaino. mentre all’orizzonte. una lingua
di fuoco sottile. uno squarcio rosso. come un taglio sulla pelle. uno
strappo nel bacio tra cielo e terra. raggi di sole. come rivoli di
sangue. orizzontali. mentre il sole sale. lentamente. si aprono altri piccoli
squarci. tagli non più rossi. rosei strappi sottili. cicatrici. e le
nuvole di distendono. dal bianco il cielo si ingrigisce. azzurro. grigio. ematoma. una pelle che sta guarendo e marcendo. al tempo stesso. redenzione e decadenza. si fondono. confondono due concetti opposti. un
unico corpo. è come se il cielo fosse me. o forse sono io il cielo. io sono l'unico cielo che vedo. mentre da dentro mi osservo. piena di rabbia. i miei limiti. pareti irte e scoscese. che non saprei. abbattere. o. scalare. in gabbia. sempre. attraverso la mia pelle osservo un mondo dalle tinte di sangue slavato. tutto è rosa. mentre dentro di me rosso. sangue che ribolle. rabbia acida. vorrei essere diversa. vorrei sapere come vivere nella mia pelle. vorrei saperla indossare con confidenza. invece sono costantemente di fronte a un contemporaneo processo di guarigione e putrescenza. non c'è un equilibrio. non c'è una via nel mezzo. non so come fermarmi. non so come accettarmi. vorrei solo fermarmi un attimo. chiudere gli occhi. riposare per sempre.
mercoledì 16 dicembre 2020
solita strada. di ogni mattina. la striscia di cielo rosato
all’orizzonte e una luce giallo chiaro che investe la periferia
orizzontalmente. una mattina limpida. nebbia quasi assente. i campi. l’erba. Gli alberi. ricoperti di brina. microscopici diamanti. a
mortise una casa abbandonata è circondata da un giardino di rovi. rami
rossiccio arancio. ancora sembrano bloccati all’autunno. se non fosse
per quei mille punti luce che si illuminano al passaggio. microscopiche
stelle riflesse dal cielo. risplende gelido. dicembre. l'inclinazione dei raggi in inverno. rende i mattini abbaglianti. stringo gli occhi. come i gatti. mentre guido per andare a lavoro. dopo un inizio promettente. per un motivo. e per altri mille. sta tutto appassendo. non so più come gestirlo. non so come andare oltre questa bolla di urla assordanti. la mia anima non trova pace. e più invecchio. meno riesco a mascherare di non sopportare il mondo. la vita. la società. me stessa. me stessa più di tutto. a volte. mi viene da stravolgere. ogni cosa. ogni cosa che posso distruggere. cambiare. mi farebbe respirare. mi dico. ma cambiare le uniche cose su cui possiamo agire. non le rende automaticamente le cose giuste da cambiare. piango. ancora. e ancora. e ancora. ogni giorno. mi alzo. e mando giù. stringo i denti. mi si legge in faccia ma non lo dico. non ne parlo. lo scrivo. lo disegno. cerco di buttar fuori quella parte putrescente di me. acida. che mi sta consumando. ma non posso vomitare me stessa. strapparmi a me. dividermi. e c'è davvero una parte intatta. io non so. non lo so più. è sempre enormemente difficile. ultimamente sempre di più. e guardare il mondo là fuori. sentirlo urlare. le urla di tutti. di tutto. mi lacera dentro. mentre urlo anche io. non succede nulla. eppure il collasso è inarrestabile. ho un buco nero. al centro del petto. vorrei risorgere dalle mie macerie. vorrei rinascere fiore. e morire. in questo gelido splendore. in questo inverno. annegando in un mare di microscopiche stelle riflesse. sognando il tepore.della primavera. il caldo dell'amore. mentre mi atrofizzo nel ghiaccio. microscopici diamanti. sono ricca. ma solo di dolore.