venerdì 18 dicembre 2020

 pioggia. il cielo coperto. i campi ricoperti di una sottile nebbiolina. come se le nuvole si stirassero fino a terra. gocciolando. lentamente. come miele che scende da un cucchiaino. mentre all’orizzonte. una lingua di fuoco sottile. uno squarcio rosso. come un taglio sulla pelle. uno strappo nel bacio tra cielo e terra. raggi di sole. come rivoli di sangue. orizzontali. mentre il sole sale. lentamente. si aprono altri piccoli squarci. tagli non più rossi. rosei strappi sottili. cicatrici. e le nuvole di distendono. dal bianco il cielo si ingrigisce. azzurro. grigio. ematoma. una pelle che sta guarendo e marcendo. al tempo stesso. redenzione e decadenza. si fondono. confondono due concetti opposti. un unico corpo. è come se il cielo fosse me. o forse sono io il cielo. io sono l'unico cielo che vedo. mentre da dentro mi osservo. piena di rabbia. i miei limiti. pareti irte e scoscese. che non saprei. abbattere. o. scalare. in gabbia. sempre. attraverso la mia pelle osservo un mondo dalle tinte di sangue slavato. tutto è rosa. mentre dentro di me rosso. sangue che ribolle. rabbia acida. vorrei essere diversa. vorrei sapere come vivere nella mia pelle. vorrei saperla indossare con confidenza. invece sono costantemente di fronte a un contemporaneo processo di guarigione e putrescenza. non c'è un equilibrio. non c'è una via nel mezzo. non so come fermarmi. non so come accettarmi. vorrei solo fermarmi un attimo. chiudere gli occhi. riposare per sempre.

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