pioggia. il cielo coperto. i campi ricoperti di una sottile nebbiolina. come se le nuvole si stirassero fino a terra. gocciolando. lentamente. come miele che scende da un cucchiaino. mentre all’orizzonte. una lingua
di fuoco sottile. uno squarcio rosso. come un taglio sulla pelle. uno
strappo nel bacio tra cielo e terra. raggi di sole. come rivoli di
sangue. orizzontali. mentre il sole sale. lentamente. si aprono altri piccoli
squarci. tagli non più rossi. rosei strappi sottili. cicatrici. e le
nuvole di distendono. dal bianco il cielo si ingrigisce. azzurro. grigio. ematoma. una pelle che sta guarendo e marcendo. al tempo stesso. redenzione e decadenza. si fondono. confondono due concetti opposti. un
unico corpo. è come se il cielo fosse me. o forse sono io il cielo. io sono l'unico cielo che vedo. mentre da dentro mi osservo. piena di rabbia. i miei limiti. pareti irte e scoscese. che non saprei. abbattere. o. scalare. in gabbia. sempre. attraverso la mia pelle osservo un mondo dalle tinte di sangue slavato. tutto è rosa. mentre dentro di me rosso. sangue che ribolle. rabbia acida. vorrei essere diversa. vorrei sapere come vivere nella mia pelle. vorrei saperla indossare con confidenza. invece sono costantemente di fronte a un contemporaneo processo di guarigione e putrescenza. non c'è un equilibrio. non c'è una via nel mezzo. non so come fermarmi. non so come accettarmi. vorrei solo fermarmi un attimo. chiudere gli occhi. riposare per sempre.
venerdì 18 dicembre 2020
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