venerdì 30 ottobre 2020

 discomfort zone. il mio unico modo di comunicare. è condividere. il dolore. il dolore. la recriminazione. il senso di colpa. è un modo di legarmi. e di tenermi a distanza. fuori raggio d'azione per proteggermi. ma non troppo distante da perdermi. un'ombra. un presagio. una presenza costante. in sostanza, un satellite. un satellite con un network di pianeti. ad alcuni arrivo più vicino. ad altri mi sento obbligata a girar attorno. mi tengo distante. ma nonostante tutto. non abbandono l'orbita. cosa sto evitando. il dolore. come. con il dolore. discomfort zone. in bilico. sui cocci di vetro. per paura di essere scaraventata contro una vetrata intatta. rompere tutto. rompere me. in modi nuovi. a me sconosciuti. non so da che parte muovermi se non seguire questo tormentato percorso. e si vede. si legge. in anni di scritti. disegni. dipinti. io conosco solo questa dimensione. e cosa c'è là fuori mi spaventa da morire. anche se vorrei rompere le catene. anche se vorrei liberarmi di me stessa. una parte mi dice. anche se aumentassi la tua velocità di fuga. tanto da fuggire. cosa proveresti se non abbandono. ogni volta che ti lasci andare più vicino. attirata. da forze gravitazionali. potenti. soffocamento. e lo sento. questa dimensione di dolore non è l'unica. parallele ad essa scorrono migliaia di orbite. ferite senza sangue. con mille forme diverse. in qualunque direzione salterò. sarà un orribile diverso. un difficile diverso. ma di bello troverò poco. qua li vedo i fiori sbocciare in mezzo al sangue. le stelle brillare nel nero pece del fondo degli occhi delle persone. altrove cosa vedrò oltre il dolore. ci sarà qualcosa. oltre una dimensione dolorasamente nuova. sono troppo a mio agio nella mia orbita. discomfort zone. sto lasciando impronte sanguinolente camminando lo stesso percorso infinite volte. con i cocci di vetro ormai parte delle mie gambe. ma forse. vedo dolore anche altrove. solo perchè ho gli occhi iniettati di sangue. del mio sangue. del mio dolore. che colora ogni cosa. e con un sottofondo di terrore. mi fa credere che altrove sia così se non peggio. l'accettazione passiva è una cosa a cui sono stata educata fin troppo bene. c'è da fare. si fa. fa male. non importa. stringo i denti. vado avanti. a pugni stretti. discomfort zone. soffri qui con me ancora un altro pò. ci lavorerò. sul capire. come uscirne. senza morirne. senza morirci.

lunedì 26 ottobre 2020

fiorendo in questo periodo. a ridosso della festa dei morti. in italia. i crisantemi. sono i fiori della morte. se ne riempiono i cimiteri. mai le case. in russia. invece fioriscono tuta l'estate. sono in tutti i giardini. in tutte le case. papà vietava i fiori della morte in casa. come vietava tantissime cose. anche se a casa lui non c'era affatto. ci teneva a mantenere il comando. ora non può più farlo. non glielo permetto. guardiana del nostro castello. governante del regno interno. gli ho lasciato il giardino. vorrei farglielo trovare pieno di fiori della morte. crisantemi. ovunque. tutti rossi. bordeaux. come il sangue che mi inietta gli occhi. la vedi. la rabbia che è rimasta. rimane sempre. insieme alla paura. il terrore nero. ai limitari di casa. sarebbe la mia affermazione di potere totale. cacciato da tutto. non gli rimarebbe davvero più nulla a quell'uomo. prefeisco lasciargli l'illusione che può ancora controllare il mondo. non sono così interessata a lottare. sono stanca. sono stata in auto esilio per una settimana. per una settimana ora. sto ponendo il primo passo nella luce di casa. tra i crisantemi rossi. che stanno fiorendo nella mia testa. come un fuoco. è il momento del confronto. anche se non voglio.mi viene da vomitare. vorrei. non essere. da sola sul campo di battaglia. vorrei non essere e basta. in realtà. la stanchezza di galassie esplose. in mezzo ai crisantemi rossi. frammenti di corpi celesti dappertutto. mi hanno lacerato le interiora. mentre guardo con la mente quella porta verde. voglio tornare a casa. blindarmi nella solitudine. ma non posso. non posso mai. nicole non c'è. mi dispiace. lei non esiste. non è mai esistita. è solo un cavaliere della tavola rotonda. tavola rotonda della follia. e gentilezza. al suo centro un vaso di crisantemi. sono i fiori della morte.

martedì 20 ottobre 2020

 c'era la foschia sui campi. una leggera nebbia bassa sulle strade di provincia. una coperta squarciata dal traffico. che inizia a risvegliarsi. la macchina fredda. con la condensa. ancora non ghiaccia. non fa così freddo. soprattutto nel tuo letto. il cielo è appannato. foschia. umidità. la stagione delle nebbie è vicina. Raggiunta la tangenziale. il cielo inizia a diventare un rosa pallido. la luce inizia a vincere l'umidità. la stessa umidità che in realtà spande la luce dapertutto. per sparire. vorrei essere una gocciolina anche io nel rosa. che poco alla volta vira arancio. mentre il disco del sole inizia a rendersi visibile. rosso. arancio. intenso. ma filtrato. in tutte quelle goccioline. vorrei essere una di loro. piena di luce. una scala cromatica pastello. per poi. basta sparire. diventare cielo. azzurro un po' grigio. ma ancora è tutto rosa. aranciato. il sole nemmenpo sembra il sole. dai tubi di scappamento escono gas di scarico. si inizia a incolonnarsi. per andare a lavoro. passo quello che a maggio è generalmente un campo di papaveri ai confini dei sobborghi. ora solo un velo di nebbiolina a coprire la terra spoglia. e il segnalatore della curva sulla strada dove c'è il campo. è scarabocchiata. voglio firmarla anche io. in realtà. riempire ogni luogo di padova. essere ovunque. la mattina è splendida. anche con il traffico. anche con il lavoro. i colori dell'alba. del sole che si alza. riempiono il cielo. riempiono . la mia anima. ormai alla zona industriale. questa tavolozza pastello di bagna di grigio. e lì la mia torre preferita. la torre del net. che riflette la luce e i colori come nessun edificio della zona. l'edificio più alto. al varco ormai con la provincia. un confine un portale. per un tratto di strada ho il disco solare rosso giusto a fianco alla torre. nera. troppa umidità per riflettere bene i colori. ma non ha importanza. la visione è magica lo stesso. quasi la torre dovesse ancora caricarsi oggi. assorbire energia. luce colori. come quasi tutti. la mattina. ancora. alle prese con una carica veloce o lenta. ancora non in grado di brillare. io come la torre del net. nera. assorbo la luce del mattino. i colori. mi carico per un altro giorno. per superare il panico. per affrontare il campo di battaglia. d'un tratto esteso più di quanto sperassi. ma me lo aspettavo. è il momento di affrontare una nuova battaglia. più che  nuova. una battaglia ciclica. che non è mai identica a se stessa. ma nel corso degli anni si è ripresentata mille e mille volte. e mille volte ancora lo farà. a cui non sono mai pronta. tutto cambia. e tutto è ancora tremendemante uguale. come le stagioni. sta tornando di nuovo il freddo. anche se ancora. non fa così freddo. soprattutto nel tuo letto.

martedì 13 ottobre 2020

 apro gli occhi. è notte. i cani stanno ululando. in coro. nel buio. distanti. da tutte le direzione. la luna. una falce. dalla finestra illumina un rettangolo sul mio tappeto. ascolto. i cani non smettono. stanno ululando. sembrano sempre di più. fiutate il mio male. seguite la scia del mio dolore discendenti dei lupi. venite a sbranarmi. non lasciate di me nemmeno le ossa. vorrei di me non rimanesse più niente. chiudo gli occhi. cerco l'oblio. i cani poco alla volta si quietano. nemmeno i randagi vorrebbero tutto questo veleno. tutto questo marciume. otto anni fa. arrivavo tardi. poi ho aiutato a vestirti. truccarti. ti guardavo mentre ti sigillavano la bocca. che schifo i corpi morti. dentro non c'è più niente. e ora mi sento vuota anche io. di nuovo. per l'ennesima volta. sento solo dolore. è l'unica permanenza. anche nella totale apatia. gli squarci nell'anima. vorrei incidermi la pelle. mi sto reprimendo da mesi. costruisco labirinti sempre più asfittici. perchè sono stanca di rispondere a domande. su domande. stronzate. su stronzate. un costante bisbiglio. a volte il tono si alza. a volte presto attenzione. ma mi è di nuovo difficile. guardo la gente che parla. la loro bocca che si muove. ma il mio dolore sta urlando. sovrasta tutto. di nuovo. dagli altri assorbo solo il male. ogni cosa è permeata di dolore. come un olio. ha unto tutto. spray igienizzante sulle mani. non va via. mi lavo la faccia. è ancora là. non ho un detergente abbastanza forte. per lavare via lo schifo. il disgusto. guardo il cielo mentre vado in macchina. la giornata è finita. penso alla decomposizione. penso a come sarà là sotto terra. dopo otto anni. magari ancora si vede quell'ombretto azzurro. perchè non lasciamo andare i corpi. sigillati. come in sacchi di plastica. pieni di cera. blindati in letti di raso. dicono che dopo 20 anni spesso sono ancora quasi intatti. perchè ogni cosa deve durare così a lungo. siamo pieni di conservanti. perchè ci stanno rendendo non biodegradabili. perchè ci si ostina così. è buio di nuovo. il freddo si avvicina. è già qua. lo sento nelle ossa. di caldo non c'è  niente. nemmeno le mani. le carezze. voglio solo piangere. incidere con una lama. sparire. chiudo gli occhi. sparisco per un pò. apro gli occhi. i cani stanno ululando. in coro. nel buio. distanti. da tutte le direzione. la luna. una falce.  vorrei cadesse sulla mia testa mi decapitasse. magari allora i cani randagi fiuteranno il sangue. verranno ad assaggiarmi. magari i più affamati non faranno caso al veleno. all'acido. al marciume. venite a sbranarmi. non lasciate di me nemmeno le ossa. vorrei di me non rimanesse più niente. chiudo gli occhi. cerco l'oblio. il cerchio del mio dolore. tutto. niente. tutto. niente. tutto. niente. costanti le ferite. anche quando sembrano guarire. si squarciano di nuovo. vorrei il mio sangue scorresse nel fiume.