giovedì 5 maggio 2022

 è abbastanza ironico. sfogliare i miei post. anche quelli un po' più vecchi. anche leggere i racconti che scrivevo a sedici anni. che io parli di me stessa espilicitamente o meno. poco importa. appaio sempre come una persona sola. e forte. estremamente ferita da tutto. ma comunque solida. in piedi ormai da ventinove anni. è un lungo tempo da resistere alla tentazione. tentazione di buttarsi sotto un treno. e lasciare le mie viscere al sole. sui sassi bianchi dlla ferrovia. l'odore i sangue fortissimo. mi sembra di sentirlo solo immaginando la scena. ad ogni modo sono quasi trent'anni. e ho resistito. abbastanza bene. e sola si. lo sono ancora. mi sento ancora enormemente sola. però non è vero che sono stata sulle mie gambe. sempre sola. mi hanno dato il braccio. tantissime persone. a volte mi ci sono aggrappata disperatamente. come se quel braccio fosse l'ultimo arbusto che cresce su un precipizio. rimanerci aggrappata. o il nulla. l'istinto di sopravvivenza è quasi sempre fortissimo nei momenti più pericolosi. e così ho preso aiuto. a volte con violenza. a volta scaricandoci tutto il mio peso. il peso di un corpo che si dimena per non cadere giù. il peso di un corpo che sta annegando e nel terrore si dimena. dimenarsi non ha mai reso le cose più facili. ne per me. ne per le persone a cui mi aggrappavo. non mi stupisco. che la maggior parte di quelle persone mi ha lasciata andare a un certo punto. non mi piace essere così. vorrei essere quella guerriera con cui mi descrivo ogni tanto. forte sulle sue gambe. forte abbastanza da stare in piedi da sola. invece. invece la storia è diversa. mi vengono i conati solo a pensarci. ma in piedi da sola ci sto pochissimo. e ancora più disgustoso è quante braccia mi porgano e quanto comunque io accetterei di aggrapparmi davvero a poche. ma queste persone non mi porgono la mano. sono in piedi distanziate da me. ma vicine. e vivono simili battaglie. e più passa il tempo. più vorrei stringere una mano. il calore di un braccio attorno a me. più passa il tempo. più sono però disgustata. dalle persone. meno tollero la socialità. meno tollero le consuetudini della società. vorrei semplicemtente che questo bilico diventasse caduta. prendo un respiro. e giù. il nulla. mi auguro di perdere l'istinto. la paura che lasciar andare il bordo del mio precipizio mi faccia inghiottire dal nulla. non è il nulla meglio. di tutta questa sofferenza e frustzione.

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