mercoledì 21 luglio 2021

 a ventotto anni. ancora a volte. nel pieno della disperazione per quello che è. è stato. e sarà. mi ritrovo a pensare. vorrei mia mamma. vorrei qualcuno mi aiutasse. vorrei qualcuno si prendesse cusa di me. con la differenza. che rispetto a quando ne avevo 11. non solo è un pensiero sciocco. e infantile. ma totalmente. irrealizzabile. una delle prime cose che ho imparato da piccola. è che nessuno ti aiuta. nessuno andrà avanti per te. andrai avanti sempre da solo. e se quando si è pressochè bimbi è auspicabile qualcuno ci porti per mano. sebbene non scontato. è auspicabile. qualcuno ci dica come muoverci in avanti. come risparmiare le forze. qualcuno che ci insegni a vedere i lati colorati. di una strada nera. oscura. impervia. fredda. ancora adesso. anzi ora di nuovo. passato il mio delirio di onnipotenza. mi sento piccola. mi sento persa. mi sento sola. e mia mamma non mi abbraccerà mai più. aveva smesso che ancora era in vita. non ne aveva la forza. e ora io sono qua che piango ogni giorno. perchè andare avanti è la cosa più frustrante di tutte e rimane l'unica direzione possibile. abbracciami. ma preferirei mi ammazzassi.

lunedì 5 luglio 2021

negli ultimi sei o sette anni. non avevo mai pensato di cadere nella stessa buca dalla quale ci avevo messo cinque anni e passa a uscire. arrampicandomi tra le lacrime. con mani e piedi distrutti su pareti irte di spine. spilli. frammenti acuminati di vetro. mentre il dolore più forte che sentivo non era agli arti. non era la fatica della salita. era una tagliola nel centro del petto. che bruciava. lava. plasma. acido. le lacrime. mentre nemmeno riuscivo a deglutire. ma piano piano ho risalito le pareti di quel buco. fino in cima. aria fresca. acqua limpida. libera. impaurita. in luoghi sconosciuti. crudeli. ma libera. ho vissuto anni in cui a volte quasi dimenticavo quella vorraggine che mi aveva risucchiata. e poi un giorno. si è riaperta sotto ai miei piedi. meno grande di prima. all'inizio uno spiraglio appena. mentre ballavo a piedi scalzi nell'erba. piano insidiosa. come la bocca di un predatore paziente. si è allargata poco alla volta. non volevo guardarla. non volevo ammetterlo. che quel vecchio demone fosse tornato a afferrarmi una caviglia. mi ha trascinato giù fino al busto. e io ho continuato a guardare in alto. certa che nessuno avrebbe mai potuto toccare le mie conquiste. che fossero incrollabili. volevo crederci. e sabotarmi al tempo stesso. una parte di me era già rivolta al mostro. gli tiene la mano. è confortata dal buio che c'è la sotto. non vuole più stare alla luce. vuole solo lasciarsi andare. cadere sul fondo. disintegrarsi nell'ombra. l'altra mia parte. fino a qualche giorno fa ha finto indifferenza. ha finto di voler continuare a ballare in mezzo a tutti. ha finto che l'amore per gli altri e dagli altri fosse abbastanza. ha finto di apprezzare la luce. di questa danza. di guerra. perchè ci si ferisce ovunque. anche là sopra. anzi è peggio. è più pericoloso. forse. forse è solo diverso. nel frattempo mentre piango guardando gli altri ormai in lontananza perchè mi didspiace per le loro ferite. per come le nascondono. anche io sto solo nascondendo tuttp. me stessa. in un buco oscuro. un modo come un altro per perdere sensibilità. ma l'inaninzione danneggia il corpo e il cervello in pochissimi mesi. la mia memoria a breve termine si sta disgregando come mai prima. ricordare non mi importa. ma i pensieri non stanno più in fila. a lavoro non riesco a rendere. sono amara con le persone. piena di rabbia. e non riesco a risalire. forse non ho nemmeno più voglia. vorrei di nuovo. solo disintegrarmi. su quel fondo nero. ho perso interesse e sentimento. mi è rimasto solo fastidio. e dolore. lacrime. acide.