giovedì 16 aprile 2020
odio. sentirmi vulnerabile. odio. quando il dolore si fa talmente forte. che vorrei solo avere qualcuno che si prendesse cura di me. lo odio. perchè chiunque ami me abbastanza. da aiutarmi. finisce per disgustarmi. essere sinceri non paga. quante volte. mi sono aperta. segno di una lama che penetra oltre la pelle. recidendo tessuto muscolare.con le dita. lentamente trovare dove il taglio è più profondo. infilarle. sollevare. aprire la cassa toracica all'aria. mentre il dolore diventa l'unica cosa che vedo.rosso. fermami.non vuoi vedere cosa c'è dentro di me. sono un vaso di pandora. che si sgretola all'apertura. una sventura che si abbatte su se stessa. questo dolore mi blocca. per questo non voglio mostrartelo. per questo vorrei risolverlo. sotto terra. in una bara. o semplicemente di nascosto. mi vergogno del sangue che sgrondo. perchè alla luce, all'aria diventa rancido all'istante. consumandomi le carni. amplificando ogni dolore. facendomi ridere amaramente. di come mi sento evoluta. cambiata. mentre corro lungo spirali elittiche. verso l'alto. verso la luce. i miei piedi non percorrono mai lo stesso esatto suolo. mi allontano sempre di più dal centro di quello che ero. o che era la vita. corro lontano. pensando di salvarmi. ma la traiettoria è sempre la stessa. conosco vagamente in anticipo come girerà. sebbene ad ogni giro le distanze si dilatano. sempre più. sempre più distante. so verso dove girerò. ancora una volta. per sempre lo stesso percorso. in cui l'unica cosa che cambia davvero sono io. ma alla fine dentro di me. il sangue è sempre lo stesso. quello rancido che voglio nasconderti. non cercare di aiutarmi. sono forte. anche quando a terra a piangere ti sembro la persona più debole del mondo. non dare forza alla mia parte vulnerabile. la debolezza è violenta. non darmi corda. perchè non la userei per salire su un altro piano. se mi dai corda. potrei impiccarmici.
lunedì 13 aprile 2020
la luna della lepre era enorme nel cielo. cinque e mezza di mattina. il tempo scorre diversamente quando si è imprigionati. una prigionia d'orata. con. quasi. tutti i comfort. mentre guardo la primavera fiorire. mentre attorno alla mia testa sbocciano voragini nere. come rose mi incoronano. una corona nera attorno ai miei occhi verdi. ho fame. di dolcezza. ho fame. di calore. sono pronta ad assorbire ogni granello luminoso che mi vortica attorno. ogni cosa distrutta. scomparsa nei buchi neri attorno a me. non riesco a toccare niente. perché prima vengono loro. voragini fameliche. distruggono ogni cosa. mentre io osservo. senza muovere un dito. muovermi accelererebbe solo tutto. una distruzione più veloce. più violenta. ho gli occhi iniettati di sangue. sullo sfondo dell'alba il mio contorno nero. nella frescura del mattino. nelle rosee luci che baciano i campi. mentre la luna ancora enorme si affaccia nel cielo. color arancio. vorrei scomparire come rugiada investita dai raggi tiepidi. ma oltre la mia corona c'è solo freddo. non posso toccare niente. pena la distruzione di tutto. sono così stanca delle macerie. la polvere. la muffa. maledetto è il mio sorriso. oscuri i miei pensieri. le mie mani astrali portali di distruzione. eppure cerco il riparo. al caldo dei raggi dell'alba. che intiepidiscono le campagne. non mi toccare. ma abbracciami. non mi pensare. ma amami. non baciarmi. ma confortami. è impossibile. ma non lasciare che io distrugga tutto. di nuovo.
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